Ritmi Urbani
Copyright 1994 Ritmi Urbani, dr. Agostino Carollo, via Benacense, 30
38068 ROVERETO (TN) - ITALIA
Tel +39 (0) 464 420821
Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo, non è consentita senza la preventiva autorizzazione scritta dell'editore.
Prima edizione a stampa: dicembre 1994.
Data di pubblicazione su Internet: 11.2.1997.

PREMESSA
Questo lavoro costituisce il risultato dell'elaborazione della traccia dell'intervento del sottoscritto in occasione di un ciclo di conferenze organizzato dalla Gioventù Musicale Italiana presso la sala delle Quattro Colonne a Trento all'inizio di quest'anno. Colgo l'occasione per ringraziare l'organizzazione, in particolare Rolando Lucchi, ed il pubblico che affollava la sala quel freddo lunedì di gennaio, le cui domande sono state un prezioso stimolo allo sviluppo delle idee da me presentate in quell'occasione.
Rovereto, 20 settembre 1994
Settembre 1993: il remix di un pezzo di Vasco Rossi, Delusa, realizzato per l'occasione da quel team di furbacchioni (i Simple Minds non ci sono stati, con Open Your Mind...) che rispondono al nome di U.S.U.R.A., arriva al primo posto delle classifiche dei mix (ex 45 giri). Abbiamo fatto il nome di Vasco, ma si potrebbero aggiungere anche Queen (per giunta...postumi), U2... e molti altri personaggi tipicamente "rock". Secondo noi, queste operazioni (in cui, ben inteso, il lato commerciale non deve essere perso di vista), hanno un grosso significato dal punto di vista musicale. Lo stravolgimento in chiave techno di Delusa appare come un tentativo di riportare il "rock" a galla, sulla lama del coltello della musica, che avanza in una evoluzione costante. Insomma, un tentativo di lifting, per evidenziare certi lineamenti cancellati dal tempo.
Il rock, quando nacque (chi se le ricorda Rock Around The Clock e Shake, Rattle and Roll di Billy Haley and His Comets?), era una musica che serviva a far ballare la gente. Che gente, in particolare? Non erano certo i quarantenni che andavano alle feste rock ed ai concerti di Elvis o dei Beatles. Erano i teen-agers, con ancora qualche problema di eccesso ormonale. Quegli adolescenti allora (eravamo a metà degli anni '50) erano in rotta con i loro genitori, che rompevano i dischi di quella nuova musica giudicandola "rumore", abituati com'erano (i "matusa"...) ai gorgheggi alla Tin Pan Alley. Con il tempo questi adolescenti sono cresciuti, sono a loro volta diventati "matusa" e ci vorrebbero far credere che la loro musica, quel "buono, sano, vecchio rock", è Musica con la M maiuscola, mentre la musica che si balla nei locali di tendenza al giorno d'oggi è "immondizia musicale" (tanto per citare Battiato), e, assolutamente, non è rock. Forse hanno perso di vista il senso che la parola rock ha incorporato fin dagli esordi: rottura, opposizione, freschezza di idee, gioventù... Basta guardarsi intorno durante un qualsiasi concerto "rock" per vedere che l'età media del pubblico non è certo quella dell'adolescenza. Anzi, osservando approfonditamente il mondo musicale "rock" (e fate attenzione a quando mettiamo la parola tra virgolette...) si può rilevare un forte sapore di revival. In sostanza, le forme del "rock" ed i modi in cui questa musica viene prodotta e commercializzata sono gli stessi da quarant'anni. E non veniteci a raccontare le solite storie, per favore: se prendiamo due brani "rock" come Zooropa, degli U2, e A Day In the Life, dei Beatles, e li esaminiamo a grandi linee, notiamo che le forme, i modi e gli strumenti con cui sono realizzati sono, più o meno, gli stessi. Quanti gruppi "rock" di oggi compongono e suonano allo stesso modo e con gli stessi strumenti dei primi gruppi rock degli anni '50? Dove sono finite la rottura, la trasgressione? Il rock è musica "in movimento": ciò che è rock oggi non lo sarà certo domani. Ci viene in mente un paragone con il concetto di pornografia. Negli anni '50 ci si scandalizzava per una fotografia dove si intravedesse di sfuggita una gamba femminile; oggi, invece, non si fa neanche più molto caso ai megacartelloni pubblicitari che lungo le strade ci sbattono in faccia seni e sederi... Forse qualcuno oggi considera pornografia una foto di una donna in bikini?
Tornando alla musica, cerchiamo di chiarire la nostra idea sul rock, quello di oggi. Abbiamo detto che ai concerti rock non si vedono molti adolescenti: ma dove sono, allora, i coetanei di oggi di quelli che quarant'anni fa urlavano istericamente ai concerti dei Beatles? Forse preferiscono un altro genere di musica e di ambiente? Diamo un occhiata alle discoteche. Quando sono piene di teen-agers? Decisamente il sabato sera e (ancor più) la domenica pomeriggio. Che musica si suona di sabato e domenica nelle discoteche? Beh, techno è la parola d'ordine. Abbiamo portato un nostro amico, rockettaro "doc" (reduce dal "Monsters of Rock", per intenderci...) in discoteca, una domenica pomeriggio. Beh, dopo mezz'ora non ce la faceva più, e se ne è uscito sparando la frase: "Questa non è musica, è rumore! Vado a rifarmi le orecchie con i Deep Purple!". Argh! E' la stessa frase che dicevano i "matusa" degli anni cinquanta mentre rompevano i dischi rock dei loro figli. Ma il rock degli anni '50 era veramente rumore? Forse lo era per chi, abituato a modi di vita e musiche diverse, non riusciva ad entrare in sintonia con quella musica, a capirne, consciamente o inconsciamente, il significato in relazione alla propria esistenza. Lo stesso discorso vale per la techno degli anni '90.
La techno, diretta filiazione dell'house music degli anni '80, incorpora tutta una serie di caratteristiche che ne fanno a pieno titolo il rock di oggi nel senso più vero. Le caratteristiche più evidenti sono: a) non si devono cercare persone per formare un gruppo con cui fare questa musica, ma si può fare tutto da sé, a casa, con computer e sintetizzatori; b) la techno ha un grosso significato per i giovani; c) dal punto di vista musicale, la struttura della techno differisce dai generi precedenti più radicalmente di ogni altra forma di musica pop: per ritrovare un cambiamento musicale simile si deve tornare indietro nel tempo fino al cambiamento avvenuto tra Blue Tango e Rock Around the Clock. Questa è un'affermazione ardita, che cercheremo di dimostrare.
Tutta la musica techno possiede dei denominatori comuni sia dal punto di vista stilistico che di carattere più generale. La techno è musica che si balla in maniera energica nelle discoteche oppure ai cosiddetti "rave parties" (le feste da ballo più o meno legali organizzate in luoghi che vanno dai capannoni ai cinema abbandonati). Si può ballare "con" qualcuno, semplicemente stando reciprocamente di fronte, senza comunque toccarsi mai. L'impianto di amplificazione deve sparare la musica a livelli decisamente alti; il disk jockey deve starsene il più possibile muto e darci dentro con la musica. A completare il cocktail ci deve essere un'abbondante disponibilità di effetti luce. Se diamo un occhiata alle compilation di techno, notiamo che si presentano con termini della serie: "Hypnotika", "Energy", "Megamix", "Megadance", "Power Hits", "Martello"... L'ordine del giorno (anzi... della notte), sembra insomma quello di sprigionare energia al ritmo di suoni eccitanti. La maggior parte dei brani techno viaggia su coppie di battute regolari in 4/4 (oppure quattro da 2/4 - in termini classici alla breve). Questi periodi sono lunghi circa la metà di quelli che si ritrovano nei brani "rock" e assomigliano piuttosto ai moduli brevi della disco music veloce. I tempi metronomici variano tra i 115 ed i 152 BPM; quello più comune è intorno ai 133 BPM: un tempo molto più veloce di una marcia e più veloce della maggior parte della disco music. E' all'incirca la stessa velocità della polka. I tipici rullanti del "rock" e della disco (sul secondo e quarto movimento) sono raramente presenti nella techno. La cassa pulsa sui quarti come un metronomo, al pari della disco. La caratteristica melodica più significativa della techno è la figura ritmica sincopata a base di accordi di tastiere: i suoni usati più frequentemente sono quelli sintetici di stampo analogico, e spesso questi suoni sono campionati da vecchi sintetizzatori. A differenza del "rock" ma allo stesso modo della disco, le sincopi della techno si muovono a livelli minimi: normalmente mezza o una battuta, qualche volta due, quasi mai più di due.
La strumentazione con la quale si realizza la techno consiste esclusivamente in sintetizzatori e campionatori. Il campionatore è lo strumento che permette al musicista non solo di creare delle "fotocopie" sonore di strumenti acustici, ma anche di inserire nella propria composizione piccoli spezzoni di suono provenienti da musiche diverse, oppure da contesti non propriamente musicali. Il campionatore è uno dei cardini dell'originalità della techno perché consente al musicista di scegliere strade diverse dal tradizionale cantare e suonare per fare musica. Questo strumento permette di accedere in maniera relativamente semplice a "mattoni sonori" di immenso potere estetico ed ideologico, lontani anni luce dai "tradizionali" e semplici accordi, timbri, patterns ritmici, riffs, e via dicendo. Con il campionatore il musicista può dunque interagire con il mondo al di fuori del proprio discorso musicale, incorporando suoni non necessariamente musicali nella propria composizione, spaziando dalla voce umana alle sirene, dalle esplosioni ai versi degli animali, e via dicendo... Il campionatore è inoltre utilizzato di frequente nella techno per ricreare i suoni sintetici di vecchi sintetizzatori analogici. Alcuni campionatori sono dotati di filtri che consentono un'emulazione molto realistica del suono analogico. Tra i campionatori più usati nelle produzioni techno vanno ricordati l'Akai S-1000, il Casio FZ-1 e il Roland S-750. Quest'ultima è la macchina che noi utilizziamo attualmente. L'estetica della techno è dunque a base di realtà e suoni al di fuori della nozione tradizionale di musica.
Le voci non sono un ingrediente essenziale della techno; quando ci sono, sono generalmente di due tipi: una voce femminile che canta, su registri abbastanza alti, brevi frasi della lunghezza di una battuta; oppure una voce maschile che recita (attenzione, non canta!) singole parole o brevi frasi.
Il linguaggio tonale della musica techno ha delle peculiarità molto interessanti. I modi eolico e frigio sono i più frequenti, come gruppi ordinati di triadi minori o di semplici quinte, che non lasciano molto spazio a settime, none, undicesime e tredicesime. A parte pochi brani rock dei primi anni '80, dai testi che parlavano di alienazione, sconforto e senso di disperazione, nessun tipo di musica di questo secolo ha mai mostrato una tale inclinazione verso questi modi, con le seconde e le seste minori che spingono verso il basso della scala. In particolare, il modo frigio non è stato praticamente mai usato in alcuna forma di musica conosciuta a livello internazionale, a parte quella di origine spagnola rispondente alle denominazioni di farrucas, malagueñas, fandangos, oltre al flamenco. Questi sono piuttosto i modi tipici della musica gitana, delle aree balcaniche, turche ed arabe. Che cosa è successo in Europa e negli Stati Uniti, i centri di produzione della techno? Forse i musicisti che oggi fanno la techno si sono all'improvviso messi ad ascoltare la musica rai o a sostenere il movimento pan-islamico? Oppure il modo frigio è semplicemente nuovo e diverso?
Normalmente la struttura dei brani techno consiste di due o tre sezioni distinte, contenenti materiale tonale leggermente differente e variazioni nella quantità e nel timbro dei suoni. I brani techno non incominciano mai con tutti gli strumenti contemporaneamente: i suoni si sovrappongono progressivamente, ad intervalli di due o quattro battute. Il basso e la cassa in quattro generalmente sono gli strumenti che entrano per ultimi. In tutti i brani techno si trovano uno o due breaks di quattro o otto battute, nei quali il riff armonico- ritmico suona da solo.
Questa rapida analisi musicale delle caratteristiche stilistiche della techno ci ha permesso di delinearne i tratti estremamente originali. Il rock di oggi, dunque, quello vero, "reincarnazione" dello spirito e delle caratteristiche del primo rock anni '50, è la techno.
La techno, come il rock degli anni '50, nasce da una ben precisa situazione sociale. Partiamo da un'osservazione: la techno si balla in gruppo e non esistono le esibizioni solistiche "alla John Travolta", ma ognuno rimane all'interno del proprio spazio e si muove in una maniera che non differisce di molto da chi gli sta intorno. Chi balla la techno, inoltre, di solito si veste in maniera che rispecchia la tendenza del momento: quanti sono coloro che in questo periodo si mettono le serafino a manica lunga? Anche allargando la prospettiva al di fuori della discoteca è evidente una netta uniformazione degli usi e costumi della società odierna. Quanti sono coloro che vanno a scuola con l'Invicta sulle spalle? O quelli che mettono i jeans? Quella degli Swatch credo che sia l'operazione di marketing che ha sfruttato in pieno lo spirito di gran parte della società odierna: "il desiderio di essere apparentemente diverso con la sicurezza di essere uguale". In altre parole: "a me piace essere un po' diverso da voi, ma in fondo sono come voi, ed insieme siamo tanti". A riprova di ciò, tornando al nostro playground, la costante preoccupazione di chi va in discoteca è che nel locale "ci sia gente". Non importa che gente sia, l'importante è che ce ne sia tanta.
Esaminiamo il corrispondente musicale dei caratteri di questa società. Nei brani techno non esiste una melodia che si contrappone all'armonia, come nella canzone tradizionale, ma ogni strumento impiegato nella creazione dei brani techno contribuisce in maniera pressoché uguale agli altri alla completezza e alla resa del pezzo. Non è possibile canticchiare la melodia di un brano techno come si fa con una canzonetta. Casomai si può tentare di abbozzarne le parti vocali, ma la resa è molto differente. Sì, obiettivamente questo fatto rende i brani techno meno adatti delle canzoncine di Modugno ad essere cantati sotto la doccia, ma è una conferma della profonda differenza della techno rispetto alla tradizione ormai decrepita. Il fatto che la melodia sia stata inglobata dall'armonia in un blocco unico, la composizione musicale, è l'esatto riflesso musicale dell'affondamento dell'individuo all'interno del gruppo nella società contemporanea. Probabilmente questo fatto sarà sicuramente sfuggito ai dotti musicologi di stampo conservatoriale, troppo attenti alla musica occidentale del passato, creata per intrattenere. Con il rock'n'roll, negli anni '50, questo fine di intrattenimento della musica occidentale ha iniziato a mescolarsi con un altro fine, ben più nobile, proveniente dalla musica africana: quello di esprimere la vita. La techno, oggi, è la musica che esprime la vita della società contemporanea. Probabilmente basterebbe questa osservazione ad eleggere oggi la techno come La Musica contemporanea per eccellenza, nei confronti della quale gli altri generi musicali passano al rango di poveri comprimari.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Carrera, Alessandro 1990, Musica e pubblico giovanile: l'evoluzione del gusto musicale dagli anni '60 ad oggi , Feltrinelli, Milano.
Frith, S e Godwin, A. 1990, On Record: rock, pop and the written word , Routledge, London.
Sheperd, J. 1988, La musica come sapere sociale , Unicopli, Milano.
Sheperd, J. 1991, Music as social text , Unicopli, Milano.
Stefani, G. 1976, Introduzione alla semiotica della musica , Sellerio, Palermo.
Stefani, G. 1982, Il linguaggio della musica , Edizioni Paoline, Roma. Tagg, P. 1979, Kojac, 50 seconds of Television music , Gothemburg.